Chilometri e chilometri di spiaggia, migliaia di percorsi costieri, collinari e montani.
Gente allegra, socievole, disponibile, che ti accoglie in casa e ti offre il pranzo e forse anche la cena.
La gente di Calabria che ci mette il cuore oltre l’ostacolo, forse fin troppo oltre.
Una terra che ha cresciuto i propri figli, inculcandogli la non coscienza, l’omertà, il rispetto come legge assoluta, che diventa un dogma paradossale quando questo giustifica l’eliminazione fisica dell’avversario.
Nelle basi musicali che ”sfrecciano” il sabato sera nei vicoli di paesini bui, dove ondeggiano le note che richiamano:’’Osso, Mastrosso e Carcagnosso’’, si salda il principio di appartenenza ad una cultura lontana e distorta, mitizzata nei racconti dentro ai bar, mentre il mare sputa veleno sulle bellissime coste e i polmoni dell’Aspromonte sono sempre più avvelenati.
È una terra che muore ogni giorno sempre di più.
Nelle famiglie si insegna l’umiltà, non come virtù necessaria per il rispetto del prossimo ma come valore assoluto e si insegna a credere che umili si nasce e si resta, non avere più aspirazioni e accontentarsi, sono queste le parole d’ordine.
Accontentarsi e poco importa se un giovine è costretto a lavorare più di 70 ore a settimana firmando una busta paga di 1200 euro percependone però poco meno della metà, senza diritti e lavorando in condizioni impossibili, ma anche quelli che per natura riescono ad emergere ( e qui si potrebbero fare mille esempi), oltre un certo ‘’livello’’ non riescono ad arrivare, senza dover a tutti i costi compromettere la propria coscienza.
Mettersi in proprio e dover pagare tangenti a chi uccide a sangue freddo ragazzi appena maggiorenni, dovrebbe essere questo il frutto del duro lavoro?
Finanziare un’organizzazione che già mangia finanziamenti pubblici per miliardi di euro e poi rischiare di morire in autostrada perché la terra viene giù o l’impasto del cemento non è stato ben fatto?
Almeno ci resta un sospiro di sollievo, potevamo nascere in Lombardia, con la nebbia, in Friuli con la bora, in posti freddi e cupi per la maggior parte dell’anno, ma qui no, qui c’è sempre il sole, il caldo tepore delle madri sempre rassegnate, la viva terra che ha ancora i colori che ricordano i nostri nonni, quale posto migliore per morire allora..
Quale posto migliore della Calabria, il posto più bello per tirare le cuoia.
Salvadoralex ΣΑΓ




